Organizzazione

Le elezioni sono ormai passate da quasi due mesi. Sappiamo tutti come è andata. Noi non ci lamentiano, anzi. Ultimi arrivati ai blocchi di partenza, siamo poi giunti terzi al finale.

La cosa più importante è però che noi siamo ancora qui. Già, dopo 2 mesi, noi ci incontriamo ancora regolarmente. Soprattutto i più giovani sono affamati di “cultura politica”. Vogliono capire come funziona il consiglio, come si legge un bilancio, come si scrive una mozione, cosa è un’interrogazione.

Ci siamo quindi dato un tempo di addestramento interno. Ci siamo messi a fare un po’ di scuola ed a studiare un po’ di libri. Il primo risultato di questo sforzo è stata l’elaborazione di una serie di atti (mozioni ed interrogazioni) che saranno oggetto dei prossimi consigli comunali.

Siamo partiti da una questione che stava a cuore di molti: la questione Madonnina. Può sembrare una cosa stupida, ma in realtà il progetto delle case ERP sulla Madonnina di Castegnate è l’emblema della superficialità dell’amministrazione dell’attuale Sindaco, come l’ex-Esselunga ne è l’emblema della mancanza di progettualità e l’affaire stazione della tracotanza. Con i nostri architetti, abbiamo fatto un progettino di massima, con l’idea di salvare il salvabile. La nostra provocazione ha già fatto discutere, mettendo in luce – ancora una volta –  la superficialità dei componenti leghisti dell’amministrazione (“io non sono d’accordo, ma mi astengo”, disse l’ex vice sindaco, non ricordandosi di essere in Maggioranza…). Sono curioso di cosa potrà accadere. L’onere della risposta ai cittadini sta all’attuale amministrazione. Se noi fossimo al governo, faremmo di tutto per sistemare la questione in maniera decente.

C’è poi la grande questione stazione, con tutti gli annessi e connessi. Ormai si tratta di passare di male in peggio. Possibile che la lezione di un anno e mezzo fa (altro che 6 mesi dalla fine dei lavori!) non abbia insegnato nulla a chi ci amministra? In campagna elettorale tutti ci hanno seguito sulla strada del tram-treno (che non è una nostra idea, è semplicemente ciò che serve a Castellanza, come sanno i pendolari!), oggi molti lo rinnegano… Ci si fa bulletti con la Regione, avendo accettato 6 mesi prima condizioni capestro senza colpo ferire…

Noi comunque siamo qui. Con la nostra voglia e la nostra caparbietà. Non abbiamo grandi padrini alle spalle, siamo semplicemente noi, quelli che avete votato e che avete visto sui volantini. Matteo è la nostra punta in consiglio, ma dietro ci sono molti altri, che scrivono, studiano, promuovono. Noi vogliamo lavorare per il futuro e non ci fermeremo qui. Con i nostri limiti (di tempo, di soldi) andremo avanti, insieme a tutti quelli che vorranno unirsi a noi!

Ci siamo dati un minimo di struttura. Abbiamo un coordinamento esterno, un portavoce, un responsabile eventi. Ci siamo divisi le competenze (formazione, approfondimento, commissioni). Noi siamo qui, per pro-muovere la nostra Città, preparandoci al prossimo appuntamento elettorale, con chi ci vorrà seguire.

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135 Grazie (parte di altri 1373 Grazie)

La campagna elettorale è finita. Le urne hanno cantato.

Non abbiamo vinto, ma abbiamo ottenuto un risultato eccellente. Siamo arrivati terzi, dietro al Sindaco uscente con il peso del logo della Lega Nord  e l’avv. Ponti, in corsa da 5 anni. Abbiamo superato partiti storici, come PD e PDL. I nostri candidati hanno raccolto più preferenze personali delle altre liste, segno che la nostra squadra è stata apprezzata. Io, plafonato dal mio stesso cognome :-), sono stato il terzo più votato della Città, con 135 preferenze.

Non ho davvero parole. Posso solo dire grazie. Grazie a chi ha creduto in noi. Grazie a chi ci ha criticato, spronandoci a fare di meglio. Grazie a chi ci ha politicamente pestato, perché ci ha dato ancora più importanza. Grazie a chi in particolare mi ha dato fiducia, spendendo il proprio tempo per scrivere il mio cognome su una scheda.

Pro-muovere Castellanza adesso ha un nuovo senso, ha un esponente in Consiglio Comunale, senza condizionamenti ideologici e/o di partito. Con Matteo siamo pronti a costruire una nuova primavera per questa Città, dando il nostro contributo in presa diretta.

Io sono di poco escluso dal Consiglio, per la regola della ripartizione dei seggi. Non è un problema, il mio supporto a Matteo sarà totale, insieme agli altri ragazzi.

Non so ancora se questo blog rimarrà attivo. Adesso è tempo di parlare con una sola voce, quella di Pro-muovere Castellanza. Vedrò il da farsi nel futuro. Per intanto, grazie ancora a tutti!

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Pensa al Futuro!

Ultimo post prima del silenzio elettorale.

La nostra lista è nata dai giovani ed è per tutta la Città. Noi non guardiamo a destra o a sinistra, ne tanto meno indietro. Noi guardiamo avanti!  Pensa anche tu al futuro, vota un giovane. Vota Matteo Mazzucco, Candidato Sindaco di Pro-muovere Castellanza. E se ti ricordi, come preferenza scrivi il mio cognome “Terzi“.

Grazie



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Paura eh?

In questi giorni la nostra lista, Pro-muovere Castellanza, è stata attaccata su tutti i fronti. Ci hanno provato in molti modi, ci hanno dato dei manovrati, degli incapaci, degli ignoranti. Probabilmente li abbiamo spaventati, come spaventano spesso le novità. L’assurdo è che nessuno ci ha attaccato sulle nostre idee. Anzi, spesso ce le hanno copiate (vedi la lista dell’avv. Ponti, con la Città dei Bambini). Ci hanno copiato anche la campagna elettorale (dopo il nostro “Ballo per Mazzucco”, inizialmente deriso, altri si sono dati alle serate danzanti). Forse è perché siamo gli unici che hanno messo tutte le carte in tavola, pubblicando tutto in rete (www.promuovere-castellanza.org, su Facebook e Twitter), il programma, le nostre idee e le nostre facce. È tutto li, basta guardare, non abbiamo niente da nascondere!

Al nostro Candidato Sindaco, Matteo Mazzucco, è arrivato di tutto. E devo dire che ha incassato alla grande, per niente spaventato, ma anzi, si è anche un po’ ringalluzzito, spavaldo dei suoi 28 anni e del suo metro e novanta. Il certosino lavoro di persone che invece di guardarci in faccia e affrontarci direttamente preferiscono insinuare il sospetto e agire di nascosto non ha dato i suoi frutti.

Il vero problema per loro è che noi Castellanza la conosciamo davvero, perché a Castellanza ci viviamo tutti e le nostre facce sono quelle di persone già impegnate a Castellanza, nelle associazioni, negli oratori, nelle realtà aggregative. Siamo abituati al confronto e alla critica costruttiva, anche vivace e appassionata.

E per questo mi fa molta rabbia vedere i diversi colpi bassi della politica e dei “politicanti”. Ci vogliono mettere da parte dicendoci che siamo senza esperienza: ma perché, gli altri? Come sono gli altri? Cosa ha davvero fatto il Sindaco uscente Farisoglio? Dove ha davvero accumulato la sua esperienza? Ha avuto 5 anni, non ha mai ascoltato i cittadini, ed oggi è qui a promettere che manderà i vigili alla nuova stazione a controllare? E 5 anni di esperienza hanno portato ad uno striminzito programma elettorale dove peraltro è evidente che le poche idee vengono da un partito (la Lega) che di fatto ha governato nell’ombra Castellanza imponendo a tutti le proprie scelte? E quali sono i tanto sbandierati successi di questi 5 anni? Hanno lasciato l’Ex Esselunga a marcire, hanno svenduto il patrimonio, anche sulle piccole promesse hanno fallito (es. dove è il bocciodromo promesso? Perché non hanno sistemato il campo di via San Giovanni?). Lasciamo poi perdere come il Sindaco ha gestito il trasferimento della stazione: pura propaganda elettorale ai fini di un partito (il PDL) cui oggi neanche appartiene più!

E l’avvocato Ponti? Di certo ha una discreta esperienza in campagne elettorali: ne ha fatte 3! Ma in quanto ad amministrazione, qualcuno si ricorda qualche cosa che è stata fatta dalla sua Giunta? Il programma della sua lista è un remake di un film visto 7 anni fa. Ma non si sono accorti che la Città è cambiata? E che ci vogliono strategie e progettualità? E invece i problemi si risolvono con il pifferaio di Hamelin (pardon di Castellanza) che scaccia i topi e mettendo i pannoloni ai cani…

Vittorio Caldiroli ha certamente esperienza politica, non lo si può mettere in dubbio, ma come l’ha usata in questi 5 anni? Come Assessore al Governo del Territorio, è suo il Piano (che ho sempre contrastato, prendendomi del “professorino saputello” in Consiglio) che sta cementificando e bloccando Castellanza. E’ sua la gestione oscena della questione Madonnina! E per fortuna che finalmente ha preso il treno delle Nord, almeno una volta (a parte la pomposa inaugurazione con tanto di fuga dal “passaggio segreto”).

Gli altri candidati sembrano li solo per difendere il colore di un partito (più o meno grande), o di una fettina della loro storia. Giocano al ribasso e, di fatto, rappresentano una pagina già letta e ormai logora.

Noi, Matteo in testa con il suo carattere focoso, la partita ce la giochiamo invece tutta a testa alta. Come si fa nelle vere competizioni. Noi giochiamo per vincere, mettendoci le nostre forze, le nostre idee, le nostre notti insonni, i nostri volantinaggi. Noi giochiamo per Castellanza, prima di tutto, per la nostra Città in cui siamo nati e cresciuti. Il nostro tempo è adesso, siamo stanchi di aspettare che altri ci pensino.

Alla fine ci sarà un vincitore. E se non saremo noi, potremo comunque guardare tutti dritti negli occhi, fieri del nostro lavoro. Il futuro è nostro perché appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni. E noi ci crediamo!

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Appello al Voto

Ciao

non so quanti leggeranno questo post, ormai è tanto che non scrivo e le statistiche del mio blog sono crollate miseramente. E’ colpa mia ovviamente. Negli ultimi mesi sono stato troppo in silenzio. Certo, sono stato preso da tante cose, professionali e famigliari (è nata la mia prima figlia e solo adesso, dopo 4 mesi, inizio a capire come funziona 🙂 ). Ma queste scuse reggono solo fino ad un certo punto, soprattutto in campagna elettorale.

Già, perché sono in campagna elettorale. Sono candidato consigliere per la lista Pro-muovere Castellanza, che candida un amico più giovane di me, Matteo Mazzucco, 28 anni.

Pro-muovere è nata come associazione un paio di anni fa. Poi, nell’ultimo mese, abbiamo avuto uno scatto di orgoglio. Di fronte alla confusione della vecchia politica (soliti volti, parole trite, ipocrisia strisciante), innanzitutto come giovani abbiamo deciso di muoverci. Matteo ha deciso di metterci la faccia, di provare quello che in Italia sembra impossibile: aprire la politica ai giovani. E io, come gli altri candidati, non ho saputo dirgli di no! Il nostro tempo è adesso, Castellanza è la nostra Città, dove siamo nati, cresciuti. Basta lasciarla in mano ai soliti, che decidono tutto nelle sedi di partiti o organismi pseudo-tali.

Abbiamo scritto un programma pieno di sogni, ma concreto. E’ un programma rivolto a tutti, non solo ai giovani. Noi vogliamo che la nostra Città (con affetto, vorrei dire “il nostro paese”) si muova, torni ad essere viva. In politica, per noi Castellanza è prima di tutto. Dei colori di partito, dei personalismi, degli interessi di pochi.

Sul nostro sito www.promuovere-castellanza.org puoi trovare tutte le informazioni ufficiali della nostra lista. Questo blog è invece un mio spazio personale e non voglio in alcun modo appropriarmi del lavoro di tanti altri amici.

Scrivo solo un appello: VOTATECI!.

Onestamente chiedo di più. Chiedo a te che mi stai leggendo di votare la nostra lista (Pro-muovere Castellanza, logo arancione)  e di scrivere il mio cognome (TERZI) nello spazio per la preferenza. Io, come gli altri, ci metto faccia, tempo e sacrifici. A te chiedo una X e una scritta.

Grazie dell’attenzione, spero di dare continuità a questo blog nel futuro.

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Redivivo

Ciao a tutti, è tantissimo che non scrivo. Come altre volte, non posso far altro che scusarmi.

Riporto di seguito il pezzo che ho appena scritto per il periodico comunale. Nelle case arriverà – stimo da esperienza – per fine estate. Lo anticipo via web. Mi riprometto con il tempo estivo di dedicare un po’ di tempo in più al blog e non solo alle riunioni politiche 🙂

Buona lettura

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Questo pezzo è stato scritto ad inizio Luglio 2010. Plausibilmente, tra tempi di stampa e le solite lungaggini più o meno burocratiche, uscirà a fine Agosto / inizio Settembre (speriamo non oltre!). Tale situazione editoriale è del tutto analoga alla situazione politica che vive il nostro Comune: tra la decisione e l’azione intercorre un tempo sufficientemente lungo da rendere la decisione stessa vecchia e fuori contesto. Si sa, siamo in Italia e le colpe non sono quasi mai – ormai per definizione – imputabili ai soli amministratori / potentati di turno, ma caso mai al “Sistema”, cosi ricco di lacci e lacciuoli da lasciare anche i più temerari a bocca asciutta, oppure a non meglio precisati “poteri forti”. Per molti autori (italiani e non), siamo il “Belpaese” dell’arrangiarsi, dell’abbarbiccarsi, per non dire dell’inciucio e del malaffare.
Siamo il Paese che – di riffa o di raffa, come dicevano i nonni – pone come modello da imitare la figura del più furbo, del voltagabbana, dello pseudo-imprenditore, che conquistato un posto di potere, non lo molla più, anche se non ha più i numeri e/o la testa. Così è il nostro Governo (ormai anche i più irreducibili berluscones non corrotti se ne sono accorti) e cosi è buona parte della presunta classe dirigente del nostro Paese.
Il nostro Comune, mi dispiace dichiararlo, non sfugge a questa regola. Dopo 3 anni di Consiglio, non posso tacere la becera improvvisazione che caratterizza le azioni dell’Amministrazione: l’affaire Stazione FNM ne è stato l’emblema, unito a tante altre esperienze. La straziante questione delle case popolari di Via Madonnina (bastava un po’ di buon senso per evitare tutto questo can can!), la nebulosa problematica del PGT (il Piano di Governo del Territorio, progettato in un periodo di forte espansione del mercato del mattone e caduto nel pieno dello stagno della crisi economica, dove la sostenibilità non è di casa!), il controverso acquisto dell’area ex Camilliani (l’hanno comprata o no quell’area? Cosa ci faranno? Ai posteri l’ardua sentenza!), un’ex Esselunga emblema dell’ignavia locale (“Entro 100 giorni procederemo al nuovo progetto”, tuonavano in campagna elettorale, mentre il bando, definito a distanza di 4 anni, pare essere del tutto pronto ad andare deserto), l’imperante “Panem e Circensem” che fa da unica bussola ai diversi Assessorati, il tutto infarcito da numerose scelte pretestuose e discrezionali, sulla scia di uno spoil system selvaggio (dalla Ludoteca, alla Corte del Ciliegio, fino alle case popolari e alle assunzioni), unito ad un’illogica programmazione (ma quante volte hanno rifatto le vie cittadine? Perché continuano a dimenticarsi di mettere a bilancio i soldi per gli spala-neve e gli spargi-sale?).
Questo è il triste bilancio di un altrettanto triste mandato amministrativo di questa giunta farlocca (di centro-destra lega-pdl, giusto per ricordarlo ai meno attenti), che rimane in carica solo per rimanere incollata alle rispettive poltrone (peraltro saltando a piè pari i Consigli Comunali, visto che sono solo “perdite di tempo”!).
Nelle discussioni familiari, a questo punto inizia il noto refrain “son tutti così”. E’ un ritornello fintamente triste, in realtà molto comodo. “Sono tutti cosi, io sono diverso, io sono onesto, quindi ne sto fuori!” È una vita che convivo con questo ritornello: sono nato sul finire degli anni settanta, mentre il mondo stava cambiando (per l’ennesima volta), da un collettivismo di diversi colori, ad un cupo individualismo diffuso, e dall’età della ragione (per i nemici non l’ho ancora raggiunta, per gli amici l’ho già superata, preoccupandomi di politica) ho dovuto conviverci e lottarci. Non voglio però arrendermi e con me tanti altri. Nel mondo esisteranno sempre i disonesti, i truffatori, gli approfittatori, i viscidi, gli inaffidabili. Probabilmente, spesso la vittoria andrà a costoro. Ma non sempre. Se uniti, gli onesti, i buoni amministratori, coloro che hanno senso di servizio, di sacrificio e di responsabilità, potranno governare, per il bene di tutti. Io ci credo, io ci sto lavorando con gli altri amici impegnati in politica, e voi, da che parte state?

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Esiste un’altra Italia

Sono all’aeroporto di Tunisi. Sto rientrando da 2 giorni di conferenza. Leggendo la posta al bar, ho trovato questa stupenda email, del Sindaco di Cassinetta di Lugagnano. Mi permetto di rilanciarla attraverso il mio blog. Finora mi sono dedicato alle sole vicende locali, ma questa volta è giusto fare un’eccezione. Anch’io voglio un Sindaco cosi. Avrà certamente i suoi difetti (come tutti noi), ma parla da vero uomo libero.

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Con questa lettera mi rivolgo ai 1800 cittadini di Cassinetta di Lugagnano, ai frequentatori del mio sito internet, ai miei contatti sui social network, ai 30 mila aderenti alla Campagna Stop al Consumo di Territorio, ai 420 mila sostenitori dell’Acqua Pubblica, alle migliaia di persone che ho incontrato in incontri pubblici, conferenze e dibattiti, ai miei colleghi, amministratori o politici.

Negli ultimi 8 anni sono state molte le occasioni per scrivere, commentare, riflettere a voce alta.
Ho condiviso con dei fantastici compagni di viaggio, il gruppo “Per Cassinetta”, protagonisti dell’esperienza di rinnovamento del nostro comune, l’orgoglio e l’onore di guidare Cassinetta di Lugagnano, la sua comunità e il suo territorio, nella difesa dell’ambiente, del paesaggio e dei beni comuni, per la terra e per l’acqua.
Ho condiviso la speranza e la volontà di contribuire alla costruzione di un futuro migliore e diverso per i nostri figli.
Insieme alla mia giunta ho sempre manifestato pensieri e idee con la massima sincerità.
Oggi, non posso non fare altrettanto.
Spesso i politici dicono e fanno cose con lo scopo di accattivarsi la simpatia dei cittadini elettori. Prestando molta attenzione a non urtare le sensibilità e le suscettibilità. Evitando scomodi argomenti che potrebbero far perdere qualche voto al loro partito.
Sono stato eletto nel 2002 e riconfermato nel 2007 alla guida di una lista civica. Senza nessun legame con i partiti. Ma la mia storia personale e le mie idee mi collocano nella parte del campo che si contrappone (o sarebbe meglio dire dovrebbe farlo), all’attuale maggioranza di Governo guidata da Silvio Berlusconi e da Umberto Bossi.
Per l’affetto o per il rispetto che devo a tutti i cittadini di Cassineta e a tutti coloro che mi seguono in rete o che mi hanno ascoltato in qualche sala pubblica, cinema o teatro, è per me indispensabile manifestare apertamente il mio pensiero rispetto alla deriva culturale e all’impoverimento civile che sta interessando l’Italia.
Negli ultimi anni, lentamente, giorno dopo giorno, si è diffuso un amaro rancore preventivo nei confronti di chi è straniero, di chi professa altre religioni rispetto a quella cattolica, di chi è diventato nostro vicino di casa. “Andate via, a calci nel c…!”, “L’Italia agli Italiani!”,“Giù la mani dalle nostre donne, dal nostro lavoro, dal nostro crocifisso!”
Quante volte abbiamo udito queste frasi? Alla televisione, alla radio o in comizi elettorali.
Ma nelle ultime settimane l’accelerazione di questo processo e l’affermazione di prassi e comportamenti indegni di un paese che vuole definirsi civile, ha assunto un carattere davvero insopportabile. Ha cominciato a coinvolgere in maniera diretta i bambini. E cosa ancor più grave, per me, ha visto sindaci e assessori agitare spettri e propaganda per far venire ai cittadini la bava del livore alla bocca, sperando di interpretare questi istinti primordiali e alimentare così il proprio consenso.
Un comune in Provincia di Verona ha lasciato a piedi i bambini (figli di stranieri) non in regola con il pagamento dello scuolabus. Così, se le porte del pulmino giallo si aprivano per taluni, per altri si chiudevano. “Tu sali! Tu resti giù!”
In un altro comune in Provincia di Brescia alcuni bambini (sempre figli di stranieri) non in regola con il pagamento della refezione sono stati lasciati a digiuno. Proprio così. Mentre i loro compagni venivano serviti con pastasciutta, bistecca e insalata, questi piccoli esseri umani si sono trovati davanti un semplice pezzo di pane e dell’acqua. Quando un imprenditore, volendo separare le sue responsabilità da quelle del suo sindaco, ha voluto saldare il debito per conto delle famiglie morose, gli sono giunti messaggi indispettiti, raccolte di firme contro la sua donazione. Perché? Perché si era azzardato a guastare il clima di ritorsione collettiva e vendicativa… a sporcarlo con un gesto di buona volontà?
Una vergogna. Una vera e propria vergogna. Ho provato ad immaginare mio figlio, seduto ad un banchetto. L’ho immaginato guardare il suo compagno mangiare ed abbassare lo sguardo, umiliato, senza sapere perché. Ho provato ad immaginarlo con lo zainetto in spalla tornare mestamente e a piedi verso casa. Il capo chino e l’etichetta di diverso sulla giacchettina.
Cari cittadini e cari amici,
di fronte a questi episodi, cartine di tornasole di cosa è diventato il nostro paese, non posso tacere. Non posso non gridare il mio disprezzo umano e politico per chi nell’intento di ottenere voti e approvazione, non riuscendo a far pagare genitori morosi, si inorgoglisce nel prenderne a calci i figli. Si inorgoglisce. Invece di mettere in campo un’azione doverosa di recupero e verifica dell’evasione, cavalca tale occasione per raccogliere i frutti dall’albero dell’insofferenza diffusa.
Io sento il dovere morale di dire e fare la mia parte. Innanzitutto non voltandomi, per opportunismo, dall’altra parte, diventando così complice. Corresponsabile morale di una classe politica di aspiranti gerarchi che cercano visibilità in un regime culturale fondato sulla ripugnanza, sull’egoismo e sulle povertà ideali e materiali. Sospinti da cittadini che hanno smarrito, sono stati spogliati o si sono liberati dei sentimenti di fraternità e pietà.
Sul mio sito si parla molto di temi ambientali. Ma di fronte ai respingimenti in alto mare di donne e bambini in fuga dalla fame e dalla guerra, di fronte ai cadaveri di stranieri ammassati nel deserto libico perché non idonei ad avere un pezzo di carta, di fronte alle scene di razzismo e deportazione cui abbiamo assistito alcuni mesi fa a Rosarno, di fronte a tutto questo, non me la sento di cambiare discorso per parlare di nucleare o risparmio energetico.
Di fronte alle rivoltanti e spregevoli parole di politici che incitano alla caccia al diverso, sia esso musulmano, nero o omosessuale, di fronte a questa deriva barbarica, che sta gettando le basi, e forse ha già costruito, una società della violenza, dell’invidia e dell’iperindividualismo, di fronte agli sguardi di giustificazione (se non addirittura di approvazione) delle parole cariche di retorica razzista, di fronte ai fatti prodotti da un clima che ricorda quello preparatorio dei tempi bui del nazi-fascismo, di fronte a tutto questo, non me la sento di cambiare discorso per parlare di inceneritori o autostrade.
Di fronte al degrado civile e morale del mio paese, l’Italia, che sta mostrando in questi giorni il suo lato peggiore, mi sento in dovere di manifestarvi tutto il mio disagio e la mia indignazione. Affinché tutti voi sappiate da che parte sto. Anche se, e ne sono consapevole, ciò comporterà da parte di alcuni di voi, ma spero di pochi, l’abbandono di sentimenti di simpatia nei miei confronti.
Ma ciò che io vi chiedo non è la simpatia. Osservando insieme a voi gli occhi di un bambino che implora pietà su un gommone o quelli di un uomo abbassato su una pianta di pomodori, ciò che io vi chiedo è la comprensione e la solidarietà, per loro.
Da pochi giorni è passata la Pasqua. La gran maggioranza di voi ha festeggiato la Resurrezione di Gesù. Lo stesso Gesù che se fosse nato oggi, in Italia, magari in una catapecchia della periferia milanese, non sarebbe stato salutato con riunioni di gioia e cori di giubilo, bensì con presidi di protesta e cori razzisti.
Se siete credenti e cristiani e vi recate in chiesa tutte le domeniche, udirete parole che invitano all’amore. Ascoltatele.
Non prestate orecchio a chi, ostentando un fazzoletto verde nel taschino o una spilletta con uno spadone puntato in alto, a pochi metri del sagrato della chiesa, vi indica come unica strada da percorrere quella della paura, dell’odio e dell’intolleranza.
Pensate invece ai vostri figli e alle prossime generazioni. Cercate di non trasmettere sensazioni di lontananza rispetto a chi ha il colore della pelle diversa, a chi prega un dio diverso, a chi viene da un paese diverso. Perché non sarà né bello né piacevole per i vostri figli, vivere in un paese dove ci si guarda con diffidenza o indifferenza. Dove il pregiudizio annega ogni stimolo alla reciproca conoscenza. Dove il benessere individuale viene prima di ogni regola di giustizia sociale e collettiva.
Forse non ho nessun diritto di dirvi tutto questo, e mi scuso se ciò è vissuto da parte vostra come una sorta di predica. Ma io sono un sindaco e, seppur piccolo, sono un rappresentante delle istituzioni ed è bene che i cittadini che rappresento e quelli che si soffermano ad ascoltare ciò che dico e propongo in rete, sappiano quali sono i sentimenti che si agitano nel mio cuore.
Io sto dalla parte delle sorelle e dei fratelli stranieri. Quelli che arrivano disperati in cerca di speranza. Quelli che muoiono di stenti implorando accettazione. Quelli che sono sfruttati senza ritegno da delinquenti e criminali. Quelli che tutti i giorni accompagnano i nostri figli a scuola, quelli che curano i nostri anziani e che cureranno noi tra qualche anno, quelli che lavano i nostri gabinetti, quelli che si sporcano le mani di grasso per noi.
Io sto dalla parte dei bambini che non hanno colpa o peccato e che, pur avendo un genitore che non vuole o magari semplicemente non può pagare la mensa scolastica, hanno comunque diritto, come tutti i bambini del mondo, alla serenità e a vedersi riconosciuti pari dignità e diritti dei loro compagni di banco.
Io sto da questa parte e sarebbe bene che tutti, i piccoli e i grandi sindaci, gli assessori o i consiglieri comunali, le liste civiche, quelle democratiche, quelle progressiste, di centrosinistra o semplicemente di ispirazione civile o addirittura quelle di centrodestra che non condividono questa deriva di ostentata disumanità, così come i militanti, gli uomini di cultura, i blogger, i pastori, i cantanti, i contadini, i lavoratori, gli imprenditori,i cittadini, insomma tutti quelli che stanno da questa parte, liberassero i loro pensieri e li proponessero con fierezza, a dimostrare che esiste anche un’altra Italia.
domenico finiguerra
sindaco di Cassinetta di Lugagnano, Milano, Italia

Con questa lettera mi rivolgo ai 1800 cittadini di Cassinetta di Lugagnano, ai frequentatori del mio sito internet, ai miei contatti sui social network, ai 30 mila aderenti alla Campagna Stop al Consumo di Territorio, ai 420 mila sostenitori dell’Acqua Pubblica, alle migliaia di persone che ho incontrato in incontri pubblici, conferenze e dibattiti, ai miei colleghi, amministratori o politici.Negli ultimi 8 anni sono state molte le occasioni per scrivere, commentare, riflettere a voce alta.Ho condiviso con dei fantastici compagni di viaggio, il gruppo “Per Cassinetta”, protagonisti dell’esperienza di rinnovamento del nostro comune, l’orgoglio e l’onore di guidare Cassinetta di Lugagnano, la sua comunità e il suo territorio, nella difesa dell’ambiente, del paesaggio e dei beni comuni, per la terra e per l’acqua.Ho condiviso la speranza e la volontà di contribuire alla costruzione di un futuro migliore e diverso per i nostri figli.Insieme alla mia giunta ho sempre manifestato pensieri e idee con la massima sincerità.Oggi, non posso non fare altrettanto.
Spesso i politici dicono e fanno cose con lo scopo di accattivarsi la simpatia dei cittadini elettori. Prestando molta attenzione a non urtare le sensibilità e le suscettibilità. Evitando scomodi argomenti che potrebbero far perdere qualche voto al loro partito.
Sono stato eletto nel 2002 e riconfermato nel 2007 alla guida di una lista civica. Senza nessun legame con i partiti. Ma la mia storia personale e le mie idee mi collocano nella parte del campo che si contrappone (o sarebbe meglio dire dovrebbe farlo), all’attuale maggioranza di Governo guidata da Silvio Berlusconi e da Umberto Bossi.Per l’affetto o per il rispetto che devo a tutti i cittadini di Cassineta e a tutti coloro che mi seguono in rete o che mi hanno ascoltato in qualche sala pubblica, cinema o teatro, è per me indispensabile manifestare apertamente il mio pensiero rispetto alla deriva culturale e all’impoverimento civile che sta interessando l’Italia.
Negli ultimi anni, lentamente, giorno dopo giorno, si è diffuso un amaro rancore preventivo nei confronti di chi è straniero, di chi professa altre religioni rispetto a quella cattolica, di chi è diventato nostro vicino di casa. “Andate via, a calci nel c…!”, “L’Italia agli Italiani!”,“Giù la mani dalle nostre donne, dal nostro lavoro, dal nostro crocifisso!”Quante volte abbiamo udito queste frasi? Alla televisione, alla radio o in comizi elettorali.
Ma nelle ultime settimane l’accelerazione di questo processo e l’affermazione di prassi e comportamenti indegni di un paese che vuole definirsi civile, ha assunto un carattere davvero insopportabile. Ha cominciato a coinvolgere in maniera diretta i bambini. E cosa ancor più grave, per me, ha visto sindaci e assessori agitare spettri e propaganda per far venire ai cittadini la bava del livore alla bocca, sperando di interpretare questi istinti primordiali e alimentare così il proprio consenso.
Un comune in Provincia di Verona ha lasciato a piedi i bambini (figli di stranieri) non in regola con il pagamento dello scuolabus. Così, se le porte del pulmino giallo si aprivano per taluni, per altri si chiudevano. “Tu sali! Tu resti giù!”
In un altro comune in Provincia di Brescia alcuni bambini (sempre figli di stranieri) non in regola con il pagamento della refezione sono stati lasciati a digiuno. Proprio così. Mentre i loro compagni venivano serviti con pastasciutta, bistecca e insalata, questi piccoli esseri umani si sono trovati davanti un semplice pezzo di pane e dell’acqua. Quando un imprenditore, volendo separare le sue responsabilità da quelle del suo sindaco, ha voluto saldare il debito per conto delle famiglie morose, gli sono giunti messaggi indispettiti, raccolte di firme contro la sua donazione. Perché? Perché si era azzardato a guastare il clima di ritorsione collettiva e vendicativa… a sporcarlo con un gesto di buona volontà?
Una vergogna. Una vera e propria vergogna. Ho provato ad immaginare mio figlio, seduto ad un banchetto. L’ho immaginato guardare il suo compagno mangiare ed abbassare lo sguardo, umiliato, senza sapere perché. Ho provato ad immaginarlo con lo zainetto in spalla tornare mestamente e a piedi verso casa. Il capo chino e l’etichetta di diverso sulla giacchettina.
Cari cittadini e cari amici,di fronte a questi episodi, cartine di tornasole di cosa è diventato il nostro paese, non posso tacere. Non posso non gridare il mio disprezzo umano e politico per chi nell’intento di ottenere voti e approvazione, non riuscendo a far pagare genitori morosi, si inorgoglisce nel prenderne a calci i figli. Si inorgoglisce. Invece di mettere in campo un’azione doverosa di recupero e verifica dell’evasione, cavalca tale occasione per raccogliere i frutti dall’albero dell’insofferenza diffusa.
Io sento il dovere morale di dire e fare la mia parte. Innanzitutto non voltandomi, per opportunismo, dall’altra parte, diventando così complice. Corresponsabile morale di una classe politica di aspiranti gerarchi che cercano visibilità in un regime culturale fondato sulla ripugnanza, sull’egoismo e sulle povertà ideali e materiali. Sospinti da cittadini che hanno smarrito, sono stati spogliati o si sono liberati dei sentimenti di fraternità e pietà.
Sul mio sito si parla molto di temi ambientali. Ma di fronte ai respingimenti in alto mare di donne e bambini in fuga dalla fame e dalla guerra, di fronte ai cadaveri di stranieri ammassati nel deserto libico perché non idonei ad avere un pezzo di carta, di fronte alle scene di razzismo e deportazione cui abbiamo assistito alcuni mesi fa a Rosarno, di fronte a tutto questo, non me la sento di cambiare discorso per parlare di nucleare o risparmio energetico.
Di fronte alle rivoltanti e spregevoli parole di politici che incitano alla caccia al diverso, sia esso musulmano, nero o omosessuale, di fronte a questa deriva barbarica, che sta gettando le basi, e forse ha già costruito, una società della violenza, dell’invidia e dell’iperindividualismo, di fronte agli sguardi di giustificazione (se non addirittura di approvazione) delle parole cariche di retorica razzista, di fronte ai fatti prodotti da un clima che ricorda quello preparatorio dei tempi bui del nazi-fascismo, di fronte a tutto questo, non me la sento di cambiare discorso per parlare di inceneritori o autostrade.
Di fronte al degrado civile e morale del mio paese, l’Italia, che sta mostrando in questi giorni il suo lato peggiore, mi sento in dovere di manifestarvi tutto il mio disagio e la mia indignazione. Affinché tutti voi sappiate da che parte sto. Anche se, e ne sono consapevole, ciò comporterà da parte di alcuni di voi, ma spero di pochi, l’abbandono di sentimenti di simpatia nei miei confronti.
Ma ciò che io vi chiedo non è la simpatia. Osservando insieme a voi gli occhi di un bambino che implora pietà su un gommone o quelli di un uomo abbassato su una pianta di pomodori, ciò che io vi chiedo è la comprensione e la solidarietà, per loro.
Da pochi giorni è passata la Pasqua. La gran maggioranza di voi ha festeggiato la Resurrezione di Gesù. Lo stesso Gesù che se fosse nato oggi, in Italia, magari in una catapecchia della periferia milanese, non sarebbe stato salutato con riunioni di gioia e cori di giubilo, bensì con presidi di protesta e cori razzisti.Se siete credenti e cristiani e vi recate in chiesa tutte le domeniche, udirete parole che invitano all’amore. Ascoltatele.Non prestate orecchio a chi, ostentando un fazzoletto verde nel taschino o una spilletta con uno spadone puntato in alto, a pochi metri del sagrato della chiesa, vi indica come unica strada da percorrere quella della paura, dell’odio e dell’intolleranza.
Pensate invece ai vostri figli e alle prossime generazioni. Cercate di non trasmettere sensazioni di lontananza rispetto a chi ha il colore della pelle diversa, a chi prega un dio diverso, a chi viene da un paese diverso. Perché non sarà né bello né piacevole per i vostri figli, vivere in un paese dove ci si guarda con diffidenza o indifferenza. Dove il pregiudizio annega ogni stimolo alla reciproca conoscenza. Dove il benessere individuale viene prima di ogni regola di giustizia sociale e collettiva.
Forse non ho nessun diritto di dirvi tutto questo, e mi scuso se ciò è vissuto da parte vostra come una sorta di predica. Ma io sono un sindaco e, seppur piccolo, sono un rappresentante delle istituzioni ed è bene che i cittadini che rappresento e quelli che si soffermano ad ascoltare ciò che dico e propongo in rete, sappiano quali sono i sentimenti che si agitano nel mio cuore.
Io sto dalla parte delle sorelle e dei fratelli stranieri. Quelli che arrivano disperati in cerca di speranza. Quelli che muoiono di stenti implorando accettazione. Quelli che sono sfruttati senza ritegno da delinquenti e criminali. Quelli che tutti i giorni accompagnano i nostri figli a scuola, quelli che curano i nostri anziani e che cureranno noi tra qualche anno, quelli che lavano i nostri gabinetti, quelli che si sporcano le mani di grasso per noi.
Io sto dalla parte dei bambini che non hanno colpa o peccato e che, pur avendo un genitore che non vuole o magari semplicemente non può pagare la mensa scolastica, hanno comunque diritto, come tutti i bambini del mondo, alla serenità e a vedersi riconosciuti pari dignità e diritti dei loro compagni di banco.
Io sto da questa parte e sarebbe bene che tutti, i piccoli e i grandi sindaci, gli assessori o i consiglieri comunali, le liste civiche, quelle democratiche, quelle progressiste, di centrosinistra o semplicemente di ispirazione civile o addirittura quelle di centrodestra che non condividono questa deriva di ostentata disumanità, così come i militanti, gli uomini di cultura, i blogger, i pastori, i cantanti, i contadini, i lavoratori, gli imprenditori,i cittadini, insomma tutti quelli che stanno da questa parte, liberassero i loro pensieri e li proponessero con fierezza, a dimostrare che esiste anche un’altra Italia.
Domenico Finiguerra

Sindaco di Cassinetta di Lugagnano, Milano, Italia

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